Introduzione della tesi di Master in traduzione di Caroline Maupetit, Le Secret de l’alchimiste – Traduction des pages 5 à 49 de l’ouvrage de Romagnoli, Antonia intitulé : « Il segreto dell’Alchimista » (Torino, L’Età dell’Acquario, 2008), Université Libre de Bruxelles, settembre 2022

Più di 500 milioni: questa è la cifra delle copie della serie di Harry Potter di J. K. Rolling vendute in tutto il mondo. Sono più di 150 milioni quelle de I Signori degli Anelli di J. R. R. Tolkien, 160 milioni quelle per la Saga di Twilight di Stephenie Meyer, più di 100 milioni quelle de Le cronache di Narnia di C. S. Lewis, 90 milioni le copie de Le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin, ecc. Queste cifre da capogiro sono la prova del successo crescente che il fantasy riscuote oggi in tutto il mondo.

Eppure, il fantasy è stato considerato per molto tempo, e ancora oggi, una letteratura di bassa qualità, un prodotto commerciale non degno di attenzione. Rifiutato dalla critica e dal mondo accademico, il fantasy sembra gradualmente conquistare gli scaffali delle librerie. Stanno cadendo uno dopo l’altro i pregiudizi nei suoi confronti. Ne è prova l’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura 2017 allo scrittore Kazuo Ishiguro, autore del romanzo fantasy Il gigante sepolto, pubblicato nel 2015.

Il presente articolo intende quindi offrire una breve panoramica su questo genere così ricco e multiforme. Dopo aver riassunto nella prima parte le sue caratteristiche principali, nella seconda parte presenteremo la storia del genere dalla sua nascita ai giorni nostri. L’ultima parte si focalizzerà sulla storia e la situazione del mercato fantasy nel contesto italiano.

1.        Definizione del genere

Il fantasy è un « genere di narrativa in cui ricorrono ambientazioni e personaggi spiccatamente fantastici, spesso ispirati alla mitologia, alla fiaba o a un immaginario medioevo pieno di meraviglie e di magia. » (Garzanti Linguistica 2022) Questa è la definizione molto sintetica del dizionario Garzanti, che, considerata la ricchezza del genere, merita di essere approfondita.

1.1.          Caratteristiche principali del genere

1.1.1.      Il meraviglioso

L’ingrediente principale dei libri fantasy è indubbiamente il meraviglioso. Secondo Jacques Goimard, antologista francese di fantascienza e di fantastico, « il meraviglioso è un doppio effetto di stupore e di entusiasmo che noi, moderni civilizzati, associamo alla narrativa quando è particolarmente sorprendente e spazza via tutte le nostre difese faticosamente accumulate – come barricate – contro i pericoli della vita quotidiana »[1] (Goimard 2003, 13).

In Occidente distinguiamo due tipi di meraviglioso: quello cristiano e quello pagano. Nel meraviglioso cristiano, il soprannaturale è legato a Dio, agli angeli e ai santi. Il meraviglioso pagano si ispira a miti e leggende. È popolato da divinità pagane e da piccoli personaggi come elfi, fate, folletti, ecc. Questi due tipi di meraviglioso possono talvolta fondersi, come in Lilim del Tramonto (1999) di Bruno Tognolini, dove il potere di Dio si scontra con la stregoneria.

L’uomo è al centro del meraviglioso. Nel meraviglioso, tutto è possibile. La morte può essere sconfitta e l’uomo può acquisire i poteri straordinari che ha sempre sognato. « Le meraviglie degli universi fantasy sono trascendenti […]. Appartengono al campo del dono, il dono del divino, del destino o del caso, e sono sacre nella loro stessa tipografia con la lettera maiuscola » [2] (Besson et White-Le-Goff 2007, 91). Anche se a volte può essere insegnata, la magia rimane comunque nell’ambito del dono e non può essere trasmessa a chi non la possiede dalla nascita.

1.1.2.      La natura

Nel fantasy, la natura riveste un posto importante. le avventure si svolgono per lo più in mondi incontaminati dove ogni essere vivente trova il proprio posto. L’ideologia ecologista è fortemente presente ed è caratteristica di un genere nato in una società in piena industrializzazione e per lungo tempo poco rispettosa dell’ambiente. Nelle storie di fantasy, il Piccolo Popolo del Bosco trova quindi legittimamente il suo posto accanto all’uomo.

1.1.3.      Un ritorno al passato

Il fantasy si ispira spesso alle mitologie e alle leggende. Facendo rivivere vecchie credenze, questo genere letterario relativamente recente mostra il desiderio di trovarsi delle radici antiche. Ad esempio, possiamo osservare che la maggior parte delle storie fantasy sono ambientate nel nostro lontano passato o in mondi che assomigliano al nostro passato. Il Medioevo e, seppure in misura minore, l’Antichità sono un’indiscutibile fonte di ispirazione per gli autori di fantasy. Anche se la storia è spesso ambientata in un periodo indefinito, i costumi, gli abiti, gli utensili, le abitazioni, ecc. ricordano nella maggior parte dei casi questi periodi storici.

1.2.          Fonti di ispirazione

1.2.1.      Miti e leggende

Il fantasy trova una delle sue principali fonti di ispirazione nei miti e nelle leggende. La mitologia più sfruttata dal fantasy è quella nordica, seguono le mitologie germaniche, celtiche e greco-romane. La mitologia nordica è conosciuta tramite l’Edda poetica e l’Edda in prosa e le saghe islandesi. Le divinità del pantheon nordico fanno frequenti apparizioni nel fantasy. Odino, il dio del cielo, dell’eternità, della guerra e della morte, è uno di questi. Sebbene la mitologia greco-romana ci sia molto più nota, sembra essere oggetto di un numero più limitato di prestiti diretti. Tuttavia la possiamo ritrovare attraverso motivi ricorrenti come la metamorfosi o l’esistenza di esseri metà umani e metà animali come, per esempio, i centauri, le strigi e il Minotauro.

Oltre a questi prestiti dalle mitologie, il fantasy attinge molto anche alle leggende, alcune delle quali sono più antiche di queste mitologie. Le più antiche rappresentazioni di draghi sono state ritrovate in Cina e risalgono a 6.000 anni fa. Questo animale leggendario si trova in tutti e cinque i continenti. A quell’epoca molte persone vi credevano davvero. Plinio il Vecchio (30-79) lo classifica come animale terrestre nel libro VIII della sua Storia naturale. Se oggi non si crede più a queste leggende, il fantasy cerca invece di ridare loro un certo credito.

Il fantasy può adottare due atteggiamenti nei confronti dei miti: o li adatta o ne crea di nuovi. Il più importante consiste nel dare alla storia un carattere sacro. L’universo fantasy è popolato da divinità e creature magiche antiche quanto il mondo. Secondo Anne Besson, specialista della letteratura di genere, fantascienza e fantasy, « il genere tende così a usurpare una definizione “forte” del mito come narrazione sacra, mentre può solo rivendicare la sua definizione “debole”, come finzione caratteristica delle rappresentazioni dell’immaginario collettivo di un determinato periodo »[3] (Besson 2007, 161). Così facendo, il fantasy favorisce maggiormente la meraviglia.

Il fantasy rifiuta il tempo lineare della Storia e preferisce adottare il tempo ciclico dei miti. Per i personaggi di fantasy, la natura determina il ritmo della vita. Ciò significa seguire l’alternarsi del giorno e della notte e delle stagioni nei loro cicli infiniti: il tempo è condannato a ricominciare all’infinito. Assistiamo quindi a un eterno ritorno all’infanzia dell’umanità, « conservata dalla notte dei tempi »[4] (Besson 2007, 27). Possiamo quindi definire il fantasy « letteratura adolescenziale, nel senso letterale e forse per sempre: giovane ma che si sente vecchia come il mondo, precocemente nostalgica e non ancora rassegnata »[5] (Besson et White-Le-Goff 2007, 232).

1.2.2.      Letteratura medievale

Il Medioevo si estende su un periodo di circa mille anni. La letteratura medievale è quindi molto varia. Tuttavia, gran parte di questa letteratura utilizza il meraviglioso, che sia un meraviglioso agiografico cristiano, epico o ispirato ai lai bretoni. È sempre durante il Medioevo che si cominciano a scrivere i miti nordici e celtici perché questo periodo storico è stato fortemente caratterizzato dalle credenze popolari nel meraviglioso.

La Materia di Bretagna rappresenta una cospicua fonte di ispirazione per gli scrittori fantasy. La leggenda arturiana nasce con l’Historium regum Britanniae, scritto da Geoffrey di Monmouth nel 1136 e ripreso pochi anni dopo da Chrétien de Troyes, ma si sviluppò realmente a partire dal 1485 con La morte di Artù di Sir Thomas Malory. Molti dei motivi di questa leggenda si ritrovano regolarmente nei libri fantasy:

  • i cavalieri coraggiosi, come Nimeon ne Il segreto dell’Alchimista di Antonia Romagnoli;
  • gli incantatori a cui Merlino ha aperto la strada;
  • il trio amoroso: Ginevra, Artù e Lancillotto nella leggenda di Re Artù, ma anche Ester, Nimeon e Van ne Il segreto dell’Alchimista;
  • le missioni da compiere, come la ricerca del Santo Graal, ecc.

I primi scrittori che si sono occupati di fantasy erano grandi esperti di letteratura medievale, come ad esempio William Morris, John Ronald Reuel Tolkien e Clive Staples Lewis. Oggi gli autori non si preoccupano di avere una conoscenza diretta del Medioevo e della sua letteratura.

1.2.3.      Le fiabe

In origine, le fiabe popolari sono storie trasmesse oralmente che non richiedono la fede del popolo, perché sono destinate solo all’intrattenimento. I racconti di fate sono più recenti delle fiabe popolari e fanno parte della letteratura fin dalle origini. Sono tradizionalmente attribuiti a Charles Perrault. Nei Racconti di mia madre oca, pubblicati nel 1697, sei degli otto racconti sono rielaborazioni di fiabe popolari, ma più realistiche e spogliate di tutto ciò che potrebbe essere contrario alla morale. Durante il periodo vittoriano, che vede la nascita del fantasy, le fiabe diventano più moratistiche e si rivolgono ai bambini. Nel corso del XX secolo, pochi autori, al di fuori della letteratura per l’infanzia, scrivono fiabe. Il fantasy ha gradualmente rimediato a questa situazione riscrivendo e sfruttando i motivi delle fiabe.

Anche se la famosa formula « C’era una volta » non si trova nei romanzi fantasy, le loro avventure, come nelle fiabe, sono ambientate in un passato lontano. L’universo meraviglioso di Fairyland può essere paragonato ai mondi secondari che il fantasy costruisce. Tuttavia, mentre nel mondo delle fiabe l’immaginazione è libera da ogni restrizione, nel fantasy il mondo descritto deve essere coerente, plausibile e governato da leggi.

1.3.          I sottogeneri

Il fantasy è un genere che, evolvendosi, tende a suddividersi in molti sottogeneri. Ne elencheremo solo alcuni fra i più importanti.

1.3.1.      High e low fantasy

Il fantasy può essere suddiviso in due grandi categorie che sono l’high e il low fantasy.

1.3.1.1.    High fantasy:

Si tratta di un sottogenere di fantasy molto epico ambientato in un mondo secondario. All’eroe, aiutato dai suoi compagni, viene affidata una missione cruciale per lottare contro il Male, incarnato da un potente nemico. La magia è onnipresente. L’avventura si svolge spesso in più volumi. Il miglior esempio di high fantasy è Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien.

1.3.1.2.    Low fantasy

È un’etichetta molto generica che comprende tutto ciò che non è high fantasy. In pratica, le avventure si svolgono spesso nel mondo reale, dove la magia o il sovrannaturale occupano meno spazio che nell’high fantasy. I personaggi principali sono spesso persone comuni e il punto di vista adottato dall’autore è più realistico. Il low fantasy comprende l’heroic fantasy, il fantasy storico, l’urban fantasy, ecc.

1.3.2.      Heroic fantasy

Un esempio famoso è Conan il Barbaro di Robert Ervin Howard. L’heroic fantasy è caratterizzato da eroi muscolosi dalla forza bruta che combattono contro nemici potenti che usano la magia. L’azione si svolge sulla nostra Terra in un’epoca molto remota o in un futuro che ha recentemente subito un cataclisma. È un universo molto violento e barbaro, dove la civiltà è decadente e corrotta.

1.3.3.      Science fantasy

Il fantasy e la fantascienza sono generi che si prestano molto bene alle commistioni. Non è raro trovare elementi fantasy in un libro di fantascienza. Il romanzo di Valerio Evangelisti, Nicholas Eymerich, inquisitore, ne è un ottimo esempio. Questo romanzo di fantascienza spedisce con un’astronave i suoi personaggi dal 2194 al 1352. Ci scopriamo un inquisitore alle prese con strani fenomeni: cadaveri di neonati con due facce, donne che praticano la stregoneria, una principessa capace di teletrasportarsi, la ricomparsa della dea Diana, dea della fertilità, della natura e della luna, ecc. Ritroviamo quindi gli elementi caratteristici del fantasy, ovvero la natura e la magia.Tuttavia, ciò che i personaggi medievali concepiscono solo come stregoneria, i viaggiatori del XXII secolo lo spiegano con la scienza. Questa combinazione di fantascienza e fantasy ha dato origine a un sottogenere ibrido: lo science fantasy.

1.3.4.      Fantasy storico

Gli autori di narrativa storica mescolano nelle loro storie elementi storici verificati con fatti inventati. Contrariamente alle abitudini del genere, è necessaria una cronologia precisa che contribuisce alla verosimiglianza della storia. Come esempio di fantasy storico, possiamo citare Lilim del Tramonto di Bruno Tognolini che attraverso il videogioco del giovane protagonista e il presepe vivente di Padre Giuseppe, ci porta in Palestina pochi giorni prima della nascita di Gesù.

1.3.5.      Urban fantasy

Creature meravigliose e magia invadono il nostro mondo. Magia e tecnologia si sfiorano. Le avventure si svolgono per lo più in ambiente urbano e l’esempio più noto è senza dubbio Harry Potter di J. K. Rolling.

1.3.6.      Esempio de Il Segreto dell’alchimista

Il Segreto dell’Alchimista di Antonia Romagnoli è un romanzo di high fantasy, pubblicato nel 2008, che si riallaccia anche ad altri generi narrativi. Oltre al giallo, Antonia Romagnoli si ricollega anche alla narrativa storica. L’alchimista che ha aperto un passaggio tra il nostro mondo e le Terre non è altro che l’affascinante principe di Sansevero, Raimondo di Sangro, che visse in Italia nel Settecento:  « La sua passione per l’esoterismo lo portò a frequentazioni particolari, in ambienti che nel XVIII secolo erano ritenuti quasi diabolici. In realtà erano solo i primi circoli scientifici, ai quali però si guardava con diffidenza, in un mondo permeato di superstizione e tabù. Infine venne a contatto con la Massoneria, e vi entrò a far parte per un certo periodo, fino a che, proprio per via degli aspetti oscuri che la legavano al mondo alchemico, la confraternita non finì sotto processo da parte dell’Inquisizione » (Romagnoli 2008, 431).

2.        Nascita e diffusione del genere

2.1.          Nascita del genere

2.1.1.      Nascita in Gran Bretagna

Il fantasy nasce in Gran Bretagna durante l’età vittoriana (1837-1901). Questo periodo segna l’inizio dell’industrializzazione. Si afferma il capitalismo, il paesaggio cambia con la proliferazione delle automobili e delle ferrovie, l’urbanizzazione si accompagna a un aumento della criminalità, la religione si scontra con la scienza. Emerge allora un certo desiderio di evasione per sfuggire all’atmosfera opprimente delle città.

Uno dei primi scrittori a sperimentare il fantasy è stato lo scozzese George MacDonalds (1824-1905) che, nel 1858, pubblica Phantastes: Un romanzo di fate per uomini e donne. La trama si svolge in un altro universo, che Jacques Baudou descrive come un « bizzarro paese delle meraviglie »[6] (Baudou 2005, 25). Un’altra figura importante è lo scrittore William Morris (1834-1896), considerato il precursore dell’high fantasy. Il suo lavoro ha ispirato fortemente J. R. R. Tolkien. Lord Dunsany (1878-1957) invece ambienta il suo romanzo La figlia del re degli elfi (1924) in un mondo nordico medievale. Nel 1938, Terence Hanbury White (1906-1964) scrive La spada nella roccia, ripresa da Walt Disney nel 1963. Tra la prima generazione di autori fantasy possiamo citare anche George Meredith (1828-1909), Edith Nesbit (1858-1924), Kenneth Grahame (1859-1932), David Lindsay (1876-1945), Eric Rucker Eddison (1882-1945) o Mervin Peake (1911-1968). Questi autori sono molto rigorosi nel loro lavoro di ricerca e fini conoscitori delle epoche e delle leggende che affrontano.

2.1.2.      Comparsa del genere negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti il genere appare un po’ più tardi con Lyman Frank Baum che pubblica Il mago di Oz nel 1900. Le avventure della sua eroina Dorothy occupano quattordici volumi fino al 1920. Si svolgono in un mondo secondario situato nel cuore degli Stati Uniti ma di difficile accesso (deserto, sabbie mobili, ecc.). Gli abitanti di Oz sono degni delle favole: uno spaventapasseri vivente senza cervello, un leone pauroso, un uomo di latta che si lamenta di non avere un cuore, ecc. Baum ha creato un’opera profondamente americana e, come sottolinea Anne Besson, il gran numero di volumi « [attesta] il successo di un mondo secondario in cui gli Stati Uniti si trovano ovunque, e di un’eroina-esploratrice che è anche vicina al cuore dei pionieri »[7] (Besson 2007, 96).

Questo sviluppo seriale è tipico degli Stati Uniti. Robert E. Howard ha fatto lo stesso con il suo eroe Conan. Inoltre, molti pulp americani pubblicano storie fantasy su più numeri. È grazie a questi pulp che la fantasy si diffonde nel paese. È stato il « Magazine of Fantasy and Science Fiction » a usare per la prima volta il termine che designerà il genere nel 1949. Il più famoso di questi pulp è « Weird Tales ». Su questa rivista sono pubblicati gli scrittori fantasy H. P. Lovecraft (che si ispira a Lord Dunsany), Clark Ashton Smith, E. Hoffmann Price, Manly Wade Wellman, Henry Kuttner e altri.

2.2.          I pionieri

2.2.1.      J. R. R. Tolkien

Il più famoso di tutti gli autori fantasy è senza dubbio John Ronald Reuel Tolkien. Nasce in Sudafrica nel 1892 e muore nel 1973 a Bornemouth, in Inghilterra. Fin da piccolo mostra un grande interesse per la filologia e inventa persino nuove lingue: il Nevbosh, il Naffarin e più tardi il Quenya, una lingua più complessa che verrà usata dagli elfi nei suoi romanzi. Dopo l’esperienza traumatica della Prima guerra mondiale, si mette a scrivere una mitologia inglese. Nel 1917 pubblica La caduta di Gondolin. È il primo testo ambientato nella Terra di Mezzo. In questo periodo inizia anche Il Silmarillion. Parallelamente, Tolkien è anche professore di lingua e letteratura anglosassone e di inglese all’Università di Oxford. Nel 1937 viene pubblicato Lo Hobbit o la Riconquista del tesoro che ottiene rapidamente un grande successo. È premiato dal New York Herald Tribune come miglior libro per bambini negli Stati Uniti nel 1938. Questo successo lo spinge a scrivere un seguito nel 1954: Il Signore degli Anelli.

Tolkien è l’autore fantasy che più ha influenzato il genere. Tolkien ha modificato totalmente gli elfi della mitologia, rendendoli esseri di grande bellezza e saggezza. È questa visione degli elfi, e non quella descritta nei miti nordici, che è ripresa nella maggior parte dei romanzi fantasy. Anche la rappresentazione dei nani che domina la letteratura del genere riprende quella proposta da Tolkien: non ha nulla a che vedere con quella della letteratura medievale, ma trova origine nella mitologia germanica. Assistiamo anche a un recupero degli eroi di Tolkien: gli eroi sono generalmente piccoli, molto giovani e intraprendono l’avventura loro malgrado, come lo hobbit Frodo. Spesso sono accompagnati da creature che li aiutano nella loro ricerca. Anche le figure del Bene e del Male si ripetono spesso. Così, nelle Cronache del Mondo Emerso di Licia Troisi,i fammin sostituiscono gli Orchi, creature concepite dal Signore del Male, e i Cavalieri Neri de Il Signore degli Anelli si ritrovano ne Il Risveglio dell’ombra di Luca Trugenberger.

Infine, possiamo sottolineare gli sforzi di Tolkien per rendere il suo mondo il più realistico possibile. Descritto in modo molto dettagliato, il suo è un « mondo immaginario che si nutre di se stesso, prolifera e si espande, respingendo all’infinito i limiti del rappresentato »[8] (Besson 2007, 95). Questo universo è reso ancora più reale dalle mappe e dalle altre appendici fornite dall’autore. Del resto, è ormai raro trovare un libro fantasy che non abbia una mappa del mondo che rappresenta.

2.2.2.      C. S. Lewis

Contemporaneo e amico di Tolkien, Clive Staples Lewis (1898-1963) è noto per i suoi romanzi fantasy, in particolare Le cronache di Narnia (1950-1956), in sette volumi. È uno specialista della letteratura inglese medievale e rinascimentale. Si interessa anche alle Edda islandesi e si appassiona alle leggende nordiche. Come Tolkien, di cui è grande amico, è professore di lingua e letteratura inglese all’Università di Oxford. Il suo successo è subito immenso. I suoi libri sono tradotti in oltre trenta lingue. Sebbene Le cronache di Narnia siano scritte per i giovani, Lewis scrive anche libri per adulti: fantascienza, filosofia, saggi sulla letteratura medievale e saggi teologici.

Lewis è un punto di riferimento per il fantasy per bambini. In Harry Potter di J. K. Rowling (1997-2007), ad esempio, si nota l’influenza diretta di Lewis. In entrambi i casi vediamo gli eroi invecchiare gradualmente da un volume all’altro. Inoltre, e soprattutto, vediamo i personaggi evolversi in due universi ben distinti: un mondo primario, che è il nostro, e un mondo secondario. Questa particolarità della convivenza tra mondi primari e secondari è presente anche nella trilogia Queste Oscure Materie di Philip Pullman (1995-2000). Lewis inaugura anche un mix particolarmente riuscito di creature meravigliose, mescolando nelle Cronache di Narnia creature di varie mitologie con le loro incarnazioni medievali, come fauni, giganti, nani, centauri, unicorni, orchi, ecc. J. K. Rowling fa lo stesso in Harry Potter e attinge al folklore, alla mitologia greco-latina e persino alla mitologia egiziana e dell’Estremo Oriente.

2.2.3.      Robert E. Howard

Negli Stati Uniti, la figura principale del genere è Robert Edwin Howard (1906-1936). Inizia la sua carriera di scrittore all’età di diciannove anni, pubblicando il suo primo racconto su « Weird Tales». Nel 1929, con Il regno delle chimere, inaugura il genere heroic fantasy e nel 1932 debutta il suo personaggio più famoso, Conan il Cimmero, nel racconto La fenice sulla spada. Le avventure dell’eroe si svolgono dodicimila anni dopo la caduta di Atlantide. In un universo in cui la stregoneria è onnipresente, è solo grazie alle sue doti di guerriero che Conan riuscirà a salire sul trono di Aquilonia. In totale, Robert E. Howard pubblica diciassette avventure di Conan in « Weird Tales». Anche dopo la sua morte, l’opera di Howard continua ad affascinare. Nel 1970, i suoi testi sono adattati a fumetti per la serie Marvel’s Comics e, nel 1981, esce l’adattamento cinematografico Conan il barbaro con Arnold Schwarzenegger, seguito da Conan il distruttore nel 1984.

Oggi la tendenza è quella di mescolare le influenze: è difficile trovare un heroic fantasy puro. L’opera di Tolkien ha avuto un tale impatto negli Stati Uniti che spesso gli autori attingono allo stesso tempo a lui e a Howard.

2.3.          Diffusione nel vecchio continente

2.3.1.      Un arrivo tardivo

A differenza dell’Inghilterra e degli Stati Uniti, il fantasy esiste nel continente europeo solo da una cinquantina di anni. In Francia, il primo tentativo di fantasy nazionale è realizzato nel 1978 da Dominique Roche e Charles Nightingale con Sous l’araignée du Sud. Ma questa è rimasta un’iniziativa isolata. Ci vorranno altri dieci anni perché il genere si sviluppasse davvero. In Germania, il fantasy lascia il segno prima, con il successo di La storia infinita di Michael Ende nel 1979. In Italia, gli esordi del fantasy nazionale avvengono con Amazon di Gianluigi Zuddas e La città del diluvio di Giuseppe Pederiali, apparsi entrambi nel 1978. In Polonia, la caduta del muro di Berlino e la fine della censura danno il via a un flusso di traduzioni letterarie che introduscono il fantasy nel paese a partire dagli anni 1980. Poi « gli autori polacchi hanno iniziato ad adattare i codici del fantasy, conosciuti soprattutto grazie al contatto con il fantasy di lingua inglese, alla prospettiva locale »[9] (Besson et Collectif 2019, 224-225). Andrzej Sapkowski porta il fantasy polacco sulla scena internazionale con il ciclo The Witcher (1993-2013), ispirato al folklore slavo.

2.3.2.      Il fantasy e la tecnologia

Il primo fattore di diffusione del fantasy è sicuramente lo sviluppo dei giochi di ruolo negli anni Settanta. Il successo di Dungeons and Dragons nel 1974 è stato decisivo. L’americano Raymond Feist attinge ai suoi scenari di game master per creare le sue Cronache di Krondor a partire dal 1982. Negli anni Novanta l’arrivo dei giochi online multiplayer permette al fantasy di svilupparsi in Europa.

Uno dei fattori innegabili del successo del fantasy negli ultimi quattro decenni è l’interesse dell’industria cinematografica nei suoi confronti: nel 1981 esce sul grande schermo Conan il barbaro con Arnold Schwarzenegger, nel 1984 è la volta dell’adattamento cinematografico de La storia infinita, nel 1985 esce anche Legend di Ridley Scott, con Tom Cruise, e nel 1988, George Lucas produce il fantasy medievale Willow. Tre anni dopo, Stephen Spielberg dirige Hook, una rivisitazione del Peter Pan di James Barrie. Dal 2001 al 2003, Peter Jackson adatta Il Signore degli Anelli e svolge un ruolo importante nella rinascita del successo di Tolkien. Poi arrivano i vari film di Harry Potter a partire dal 2001, seguiti da Il mondo di Narnia nel 2005, Eragon (2006), La bussola d’oro nel 2007, ecc.

Il fantasy è un genere contemporaneo che interagisce con la tecnologia più di quanto non si voglia ammettere. È presente nei videogiochi online o attraverso gli effetti speciali del cinema che consentono di ricreare i mondi descritti nei libri. Oggi il suo successo dipende in larga misura dai progressi tecnologici.

2.3.3.      Un genere che « avanza mascherato »

Il vero decollo del fantasy europeo avviene negli anni Novanta. Mentre molti autori tentano di copiare i classici del genere, Eric Vial nota che in Italia il fantasy « avanza in questo modo, nella maggior parte dei casi, mascherato o almeno mescolato »[10] (Besson 2007, 53). Possiamo citare, ad esempio, Valerio Evangelisti (1952-2022), che mescola fantascienza, fantasy, intrighi polizieschi e narrativa storica in Nicolas Eymerich, inquisitore. Questo fenomeno di commistione di generi, che si osserva anche in Francia e nel resto dell’Europa, è spiegato molto bene da Anne Besson: « nel desiderio di collocare i testi meravigliosi in un contesto spazio-temporale più credibile e preciso del diffuso Medioevo dell’high fantasy, dobbiamo leggere una tendenza europea ad attingere alle risorse storiche del “vecchio continente” e, nella sistematicità della commistione di generi, qualcosa come una consapevolezza riflessiva del dominio intertestuale, in cui i nostri autori italiani e spagnoli si iscrivono pur volendolo rinnovare »[11] (Besson 2007, 54).

3.        Il fantasy italiano

3.1.          Il meraviglioso nella letteratura italiana prima della comparsa del fantasy

3.1.1.      Il Medioevo

Nella letteratura italiana possiamo far risalire il meraviglioso al Medioevo, con il capolavoro di Dante Alighieri, la Divina Commedia (1307-1321). Inferno, Purgatorio e Paradiso sono mondi immaginari che conducono Dante in un lungo viaggio spirituale verso la redenzione dell’anima. Nel suo cammino, guidato da Virgilio, incontra personaggi della mitologia greca come Caronte (Inf. III 94), il traghettatore dell’Ade, ma anche personaggi biblici come Adamo (Inf. III 115) o Lucifero (Inf. XXXIV 28), o personaggi storici.

3.1.2.      Il Rinascimento

Il meraviglioso è in voga durante il Rinascimento. Come spiegano John Clute e John Grants nella loro enciclopedia (Clute et Grants 1999, 506), il ritorno alla cultura classica, lo sviluppo delle conoscenze nelle scienze naturali e le nuove scoperte geografiche dei viaggiatori europei favoriscono il gusto per il meraviglioso che si ritrova in alcuni episodi dell’Orlando Furioso (1516-1532)di Ludovico Ariosto. Ariosto fa intervenire creature mitiche come l’ippogrifo cavalcato dal cavaliere Ruggero, ninfe, maghi e stregoni. Anche Torquato Tasso fa uso del meraviglioso in alcuni passaggi de La Gerusalemme liberata (1581) facendo comparire il Diavolo stesso, i demoni, la maga Armide, Plutone, le sirene, ecc…

È sempre in questo periodo che Giovan Francesco Straparola riunisce in un’unica opera, Le piacevoli notti (1550-1553), settantacinque racconti della penisola italiana. L’Italia possiede un immenso serbatoio di racconti meravigliosi che per lungo tempo sono stati affidati alla sola tradizione orale. Qualche decennio dopo, Giambattista Basile raccoglie in Lo Cunto de li Cunti, overo lo Trattenemiento de’ peccerille (1634) cinquanta fiabe popolari inserendole in una narrazione che ricorda il Decamerone (1349-1351) di Boccaccio: per cinque giorni dieci narratrici si alternano per raccontare le loro storie.

3.1.3.      Il Settecento

Nel Settecento, la traduzione italiana de I Viaggi di Gulliver (1726) di Jonathan Swift e la pubblicazione del Candido (1759) di Voltaire, oltre alla cultura francese dell’Illuminismo, influenzano una lunga serie di racconti utopici di viaggi straordinari. Swift lascia in eredità alla letteratura un misto di satira e fantasia. In Italia, pensiamo ad autori come Zaccaria Seriman o al famoso Giacomo Casanova.

La figura italiana più importante del Settecento per l’uso del meraviglioso è certamente Carlo Gozzi. La sua commedia L’Augellin belverde (1765) racconta le avventure dei due figli di un re, Renzo e Barbarina. Quando Barbarina sposa un principe trasformato in uccello da un incantesimo, Renzo deve salvare il suo amante trasformato in statua. In questa commedia, l’autore unisce l’umorismo alla bellezza poetica della fiaba.

3.1.4.      L’Ottocento

La seconda metà dell’Ottocento è segnata dal movimento della Scapigliatura. Si tratta di un movimento artistico e letterario che si ribella alla cultura tradizionale e borghese della penisola rivolgendosi alla cultura straniera. Nei Racconti fantastici (1869) di Igino Ugo Tarchetti, ritroviamo così l’universo fantastico di Hoffman e Poe al confine tra sogno e realtà.

Alla fine del XIX secolo in Italia la letteratura per l’infanzia dà alla luce il capolavoro mondiale de Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino (1881) di Carlo Collodi. Questa fiaba è pubblicata pochi anni dopo la creazione del Regno d’Italia avvenuta nel 1860. Se a quell’epoca la produzione letteraria per bambini in Italia è vista solo come uno strumento pedagogico che deve trasmettere norme e modelli, in Europa invece si assiste all’età dell’oro di questo genere. Le opere destinate a intrattenere i bambini, e non solo a educarli, compaiono ovunque: la Comtesse de Ségur pubblica Les malheurs de Sophie nel 1859 e Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie nel 1865. Negli anni Ottanta del XIX secolo, la società italiana cambia e si modernizza. Il numero di analfabeti diminuisce e l’editoria per ragazzi si sviluppa. Il Pinocchio di Collodi rilancia il genere ed è seguito da altri autori come Giuseppe Pitrè, che pubblica un inventario di racconti siciliani nel 1875 o Emma Perodi, che pubblica Le novelle della nonna nel 1892.

3.1.5.      Il Novecento

La prima metà del Novecento è segnata dal surrealismo, che dà libero sfogo al pensiero svincolato dalla ragione. Il surrealismo italiano degli anni Trenta, oltre a mutuare i temi poetici del movimento francese, attinge a un immaginario fantastico. L’influenza di questo movimento è visibile in Massimo Bontempelli, che è un esponente del realismo magico, in cui nella descrizione di un ambiente realistico intervengono elementi soprannaturali. Anche Tommaso Landolfi, Antonio Delfini e Dino Buzzati sono legati al surrealismo.

Dopo la Seconda guerra mondiale, lo scrittore più importante della letteratura fantastico-fiabesca è senza dubbio Italo Calvino (1923-1985). È l’autore de Il Visconte Dimezzato (1952), Il Barone rampante (1957), Il Cavaliere inesistente (1959), Se una notte d’inverno un viaggiatore (1981), ecc. Nel 1970 definisce il termine italiano « fantastico » un campo di creazione artistica che non copia la realtà e lo distingue da sottogeneri come l’heroic fantasy e le fiabe (Clute et Grants 1999, 506).

3.2.          Esordi e sviluppo del fantasy in Italia

3.2.1.      Gli esordi del fantasy in Italia negli anni 1980-1990

L’Italia ha una lunga tradizione letteraria per quanto riguarda il soprannaturale. La comparsa del fantasy non costituisce quindi una rottura nel panorama letterario italiano, come alcuni hanno sostenuto, considerandolo un genere importato, ma segna una nuova tappa nell’evoluzione del meraviglioso.

Il 1978 segna la nascita del fantasy italiano. È in quell’anno che vengono pubblicati i primi romanzi di heroic fantasy nazionali: La città del diluvio di Giuseppe Pederiali (1937-2013) e Amazon di Gianluggi Zuddas (1943-…), che riceve il Premio Italia nel 1979, premio creato nel 1972 per ricompensare i migliori romanzi di fantascienza e fantasy italiani, e il Premio Europa come miglior romanzo nel 1980. Il Ciclo delle Amazzoni si svolge diecimila anni fa nel bacino mediterraneo dove convivono creature magiche, amazzoni e popoli barbarici. È solo l’inizio di una serie di premi per Gianluigi Zuddas. Nel 1984, è ricompensato per la carriera con il Premio Europa come « Best European SF Writer ».

Nei suoi primi anni di vita, il fantasy italiano consiste principalmente in romanzi brevi o racconti pubblicati in antologie dedicate alla fantascienza. La prima edizione de Le città del diluvio consta di sole 254 pagine, ben poca cosa rispetto alle saghe, ai cicli, alle cronache o alle trilogie attualmente pubblicate nel genere. Negli anni 1990 nascono molte riviste specializzate. Tra queste, le principali sono « Rune » (1990), la prima rivista italiana di giochi di ruolo di fantasy e fantascienza, e « Kaos » (1991).

3.2.2.      Il primo decennio del Ventunesimo secolo

È nei primi anni Duemila che il fantasy italiano esce davvero dall’ombra con la pubblicazione di molte opere nazionali. Nella categoria del fantasy giovanile, possiamo menzionare Pierdomenico Baccalario, principalmente conosciuto per la sua saga di Ulysses Moore scritta dal 2004 al 2016, che è stata tradotta in ventinove lingue, e ha venduto più di dieci milioni di copie (Bush 2019). Cristina Brambilla ci racconta invece le avventure di Pietrino in una serie iniziata con Un odore di brodo nel 1999. Ha scritto anche altri romanzi di successo tra cui La Chiave dell’Alchimista (2009). Bruno Tognoli, autore di Lilim del Tramonto, ha ricevuto il Premio Anderson 2007 come « miglior scrittore ». Anche l’autrice del fumetto di successo W.I.T.C.H. (dal 2001), che ha dato origine al famoso cartone animato omonimo, è italiana. Si tratta di Elisabetta Gnone che è anche l’autrice della saga Fairy Oak iniziata nel 2005 e che, stando ai dati dell’Agenzia Giornalistica Italiana, ha venduto oltre quattro milioni di copie ed è stata tradotta in 23 paesi (D’Agata 2021).

Nel campo del fantasy per adulti e giovani adulti, non possiamo dimenticare Andrea D’Angelo, che è stato due volte finalista al Premio Italia con La Fortezza (2003), ultimo volume della trilogia Le Sette Gemme, e con La Rocca dei Silenzi (2005), o ancora Marco Davide, che ha vinto il premio Letterario Nazionale Citadella nel 2010 con il terzo volume della Saga di Lothar Basler, Francesco Falconi con il suo ciclo Estasia (2006-2009), Mariangela Cerrino, Antonia Romagnoli, Egle Rizzo, Cecilia Randall, Francesco Dimitri, Vanni Santoni, Livio Gambarini, e infine Licia Troisi, l’autrice fantasy italiana più venduta al mondo.

Licia Troisi è un’eccezione nel campo editoriale. A soli 24 anni, firma il suo primo contratto con la grande casa editrice Mondadori. In un’intervista rilasciata alla rivista online «Magzine» nel 2014, Licia Troisi afferma che nel 2004 la scelta di Mondadori di pubblicarla non era affatto scontata: « Il fantasy stava diventando un fenomeno di massa, ma pubblicare un libro così voluminoso di una giovane scrittrice italiana era comunque un azzardo. Hanno osato con una tiratura iniziale molto alta per un’esordiente » (Spinetti 2014). Con oltre sei milioni di copie vendute nel mondo (Grandi 2022), Licia Troisi ha incoraggiato molti giovani autori a seguire le sue orme.

3.2.3.      Un fantasy di stampo italiano

Come nel resto dell’Europa, agli autori italiani piace mescolare i generi. Molti autori fanno anche la scelta di ambientare le loro avventure proprio in Italia e di trarre ispirazione dal patrimonio culturale, storico e letterario della penisola. È il caso di Antonia Romagnoli con Il segreto dell’Alchimista (2008), di Riccardo Coltri con Zeferina, Fantasy dal Regno d’Italia (2009), ambientato durante il Risorgimento italiano, di Bruno Tognolini con Lilim del Tramonto (1999), che si svolge sia in Italia che in Palestina, di Mariangela Cerrino in Rasna – La storia del popolo Etrusco (1990-1993), di Cecilia Randall in Gens Arcana (2010), che si svolge nella Firenze di Lorenzo dei Medici, di Barbara Baraldi con la trilogia Scarlett (2010-2015), ambientata nella bella città di Siena, di Livio Gambarini che mette in scena la guerra tra i Guelfi e i Ghibellini nella saga Eternal War (2015-2020), ecc.

3.3.          Il fantasy oggi in Italia

3.3.1.      Il fantasy e la critica in Italia

Nonostante il crescente successo, il fantasy fatica ancora a scrollarsi di dosso i pregiudizi che gravano su di esso. L’immagine di un genere d’evasione per adolescenti e giovani adulti, di un sottoprodotto commerciale e di una letteratura di destra è ancora molto presente nell’opinione pubblica e tra i critici. L’opinione negativa di Benedetto Croce sul fantastico non ha certo aiutato. L’autore Vanni Santoni osserva: « Benedetto Croce negava al fantastico un posto nella letteratura “alta” e gli intellettuali non ritenevano decoroso dedicarsi a simili trastulli. Scrittori come Calvino e Buzzati tendevano ad attribuire alle loro opere immaginative il titolo di letteratura filosofica o sperimentale, mai fantascientifica o fantasy, prendendo le distanze da un genere inviso ai critici » (A.CAST. 2019).

Tuttavia, l’opinione dei critici sta lentamente cambiando. Alcuni studiosi cominciano ad interessarsi al fantasy. Con il suo saggio Difendere la terra di mezzo (2013), Wu Ming 4 combatte la chiave di lettura de Il Signore degli Anelli che «pretendeva di fare di Tolkien una sorta di cultore del “simbolismo tradizionale” […] e un campione della battaglia culturale contro la modernità. Secondo queste linee di interpretazione, sviluppatesi soltanto in Italia […], Tolkien condividerebbe una poetica reazionaria, devota ai valori di un ideale Medioevo ibrido e al paganesimo nordico appena ammantato di cristianesimo » (Wu Ming 4 2013, 84). Edoardo Rialti scrive nel 2014 una biografia di Tolkien e pubblica nel 2017 sull’« Indiscreto », Faeria – Una storia del fantasy a puntate. Mentre nel 2017, Silvia Costantino riunisce in un unico libro, Di tutti i mondi possibili, nove saggi sul fantasy.

3.3.2.      Editoria

Oltre alle prime grandi case editrici che hanno pubblicato fantasy – le edizioni Nord (1970), Fanucci (1971), Armenia (1972), Salani (1987), Mondadori (1988) –, nuove case editrici si lanciano nel genere nel primo decennio del XXI secolo: Il Ciliegio (2003), Odissea Fantasy (2006), Linee Infinite (2007), La Corte (2008), Watson (2009). Ma è soprattutto dal 2010 in poi che assistiamo a un notevole aumento del numero di nuove case editrici dedicate a questo genere: Plesio (2011), Delos Digital (2012), Lettere Animate (2013-2022), Gainsworth Publishing (2013), Acheron Books (2015), Dark Zone (2016), Italian Sword & Sorcery Books (2017), Mosca bianca (2018), Lumien (2021), ecc. Sembrerebbe quindi che il fantasy stia riscuotendo un crescente successo editoriale. Ma la realtà è ben diversa.

Secondo Alvise Canal, fondatore della casa editrice Lumien, dedicata al fantasy italiano, la situazione attuale dell’editoria in Italia sarebbe invece piuttosto allarmante: « Per quanto riguarda lo stato dell’editoria del fantastico, c’è ben poco da dire: il mercato, per la narrativa fantastica italiana, non esiste. Solo il 5% dei libri fantasy venduti nel nostro paese è di autori italiani. Il 95% delle offerte sul mercato sono in prevalenza americane, e poi c’è qualcosa di inglese, francese e orientale. Le case editrici italiane non credono in questo genere e non si assumono i rischi di pubblicare autori italiani » (Gobbi 2022).

In un’intervista, disponibile su youtube (D’Aversa 2021), l’autore Livio Gambarini, spiega lo stato attuale dell’editoria. Secondo lui, il grosso della storia italiana del fantasy si è giocato negli ultimi due decenni, a partire da Licia Troisi. Dopo il « Fantasy Baby Boom » del primo decennio, le cifre di vendita di tutti i romanzi sono calate drasticamente a partire dal 2010-2012. Prima il mercato del libro era totalmente differente. Libri che nel 2008 potevano sperare di vendere cinque o seimila copie, cinque anni dopo difficilmente raggiungevano le duemila copie. A partire dal 2012, molti grandi editori hanno visto le quote di vendita medie dei romanzi di autori fantasy italiani di successo scendere sotto la soglia del punto di pareggio. A quel punto, dai cataloghi delle big sono scomparsi quasi tutti i nomi di autori italiani di fantasy, a eccezione di Licia Troisi e forse di un altro paio di autori. Gli altri scrittori si sono trasferiti in quelle realtà editoriali dove il loro numero di vendite, pur ridotto, era sufficiente per giustificare una pubblicazione su scala ridotta. Il fermento si è dunque trasferito in blocco, conclude Gambarini, sull’editoria piccola, l’editoria indipendente. In pochi anni sono nate diverse case editrici come Dark zone, Acheron Books, Mosca Bianca.

I dati pubblicati dall’Associazione Italia Editori (AIE) nel Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia nel 2020 confermano l’aumento delle piccole e medie case editrici sul mercato. Nel 2010, l’Italia contava 7.028 case editrici, di cui 5.226 tra piccole e medie case editrici con meno di 50 titoli l’anno (74,3% degli editori). Nel 2019 sono diventate 13.915, di cui 10.999 pubblicavano meno di 50 titoli all’anno (79% degli editori). Il rapporto Istat Produzione e lettura di libri in Italia – anno 2019 rivela che, nonostante il gran numero di micro-editori (che pubblicano in media 8 titoli all’anno e stampano non più di 5.000 copie) e di piccoli editori (con una media di 43 titoli l’anno e non più di 100.000 tirature), il loro peso nel mondo editoriale è molto ridotto: « [L]’ampia e variegata platea di piccoli e micro-editori […] contribuisce per il 40,9% all’offerta dei titoli pubblicati e per quasi un decimo del mercato (8,7%) in termini di tiratura » (ISTAT 2021).

3.3.3.      I lettori

In occasione della Fiera nazionale della piccola e media editoria tenutasi a Roma il 7 dicembre 2017 sul tema « Questione di genere: Come sono cambiati i gusti dei lettori e i cataloghi editoriali » sono stati condivisi alcuni dati interessanti sui lettori italiani. Secondo l’Istat, nel 2015 il 12% dei lettori italiani leggevano fantasy, contro l’8,9% del 2000. I lettori maschi erano leggermente più numerosi. Il 14% dei maschi leggevano fantasy, contro il 10,5% delle femmine.

Il fantasy attraeva soprattutto i giovani lettori: il 28,7% dei ragazzi e il 25,8% delle ragazze tra i 6 e i 17 anni. Il 19,1% dei giovani e degli adulti maschi tra i 18 e i 44 anni dichiarava di leggere fantasy, contro il 13,6% delle donne. Tra i 45 e i 64 anni, il numero di lettori di fantasy diminuiva drasticamente. Solo il 7,2% dei lettori maschi e il 5,1% delle lettrici erano stati individuati. I lettori di età superiore ai 65 anni erano rari. Solo il 2,6% degli uomini e l’1,3% delle donne dichiarava di leggere fantasy.

Conclusione

Sotto il nome di fantasy si nasconde un genere molto complesso, contraddistinto da numerosi sottogeneri, che si presta molto bene all’ibridazione. Sebbene il suo pubblico rimanga giovane, così come i suoi eroi, il fantasy ama guardare a radici molto antiche, ispirandosi alle storie nazionali, a miti e leggende. In termini di qualità delle sue opere, il fantasy non ha nulla da invidiare ad altri generi letterari e offre anch’esso alcune vere e proprie chicche letterarie. La critica comincia timidamente a interessarsi al fantasy, nascono riviste specializzate e vengono assegnati premi letterari alle migliori opere del genere. L’immagine del fantasy sta cambiando progressivamente e guadagna credibilità.

Tuttavia, i mercati nazionali sono saturi di libri in lingua inglese. Nonostante alcuni grandi successi internazionali del fantasy italiano nel primo decennio del ventunesimo secolo, la crisi che ha colpito il mondo dell’editoria in Italia, a partire dal 2010, ha spinto le maggiori case editrici a voltare le spalle agli scrittori fantasy nazionali e a pubblicare quasi esclusivamente opere straniere di sicuro successo. Gli scrittori italiani si stanno quindi rivolgendo oggi a case editrici più piccole, più attente alla qualità delle loro pubblicazioni ma con tirature limitate. Di conseguenza, i nuovi scrittori che si cimentano in questo genere, per quanto capaci, faticano a trovare il loro pubblico.


[1] « le merveilleux, c’est un double effet de stupeur et d’enthousiasme que nous, modernes civilisés, nous associons à la fiction quand elle est spécialement sidérante et qu’elle balaye toutes nos défenses péniblement accumulées – comme des barricades – contre les aléas de la vie quotidienne. »

[2] « [L]es merveilles des univers de Fantasy relèvent de la transcendance […]. Elles appartiennent au domaine du don, don du divin, du destin ou du hasard, et sont sacralisées dans leur typographie même par une majuscule. »

[3] « [l]e genre tend ainsi à usurper une définition “forte” du mythe comme récit sacré, alors qu’il ne peut prétendre qu’à sa définition “faible”, comme fiction caractéristique des représentations imaginaires collectives d’une époque donnée. »

[4] « préservée depuis l’aube des temps »

[5] « littérature adolescente, au sens propre et peut-être à jamais : toute jeune mais se sentant vieille comme le monde, précocement nostalgique et pas encore résignée. »

[6] « bizarre pays des merveilles »

[7] « [vient] attester du succès d’un monde secondaire où les États-Unis sont partout repérables, et d’une héroïne-exploratrice elle aussi proche du cœur des pionniers. »

[8] Citation de Pierre Jourde. « monde imaginaire qui se nourrit de lui-même, prolifère et s’étend en reculant sans fin les limites du représenté »

[9] « les auteurs polonais ont commencé à adapter les codes de la fantasy, connus majoritairement grâce au contact avec la fantasy anglophone, à l’optique locale. »

[10] « avance ainsi, dans la plupart des cas, masquée ou tout du moins mêlée »

[11] « il conviendrait selon nous de lire, dans la volonté d’inscrire les textes merveilleux dans un contexte spatio-temporel plus crédible et précis que le Moyen-Âge diffus de la fantasy épique, une tendance européenne à faire fonds sur les ressources historiques du “vieux continent” et, dans le systématisme du mélange des genres, quelque chose comme une conscience réflexive du domaine intertextuel, où nos auteurs italiens et espagnols s’inscrivent tout en souhaitant le renouveler. »

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